La battaglia è stata violenta, ma breve.
Prima che la luna si innalzi alta nel cielo, sul campo restano solo il silenzio… e poi le grida di giubilo dei vincitori.Le perdite tra i Manti Grigi sono poche, fortunatamente. Molti possono tornare alle proprie case, stringere di nuovo le famiglie, respirare la certezza di essere sopravvissuti. Neverwinter ha resistito. Neverwinter ha combattuto. E lo ha fatto con uno stoico coraggio che difficilmente verrà dimenticato.
Le terre davanti alla Porta Nord sono ora disseminate di corpi putrefatti e di scheletri spezzati. Tra quei volti dagli occhi vitrei, qualcuno riconosce lineamenti familiari: forse un amico scomparso settimane prima, un contadino che era solito portare le sue merci in città. Per un istante lo sgomento tenta di prendere il sopravvento… ma viene presto travolto dall’adrenalina della vittoria.
La città esplode in festa.
Per tutta la notte e per il giorno seguente, Neverwinter canta, beve e ride allo stesso tempo. Le strade si riempiono di voci, di torce accese, di preghiere di ringraziamento alla Triade. Tra i ranghi dei Grigi, degli Stellati e dei sacerdoti, si mormora che altri siano accorsi a difendere la città: chi per gloria personale, chi per odio verso i non morti, chi semplicemente perché era la cosa giusta da fare.
E così nascono i racconti.
C’è chi giura di aver visto un druido con un enorme pipistrello al suo fianco.
Chi racconta di un paladino in groppa a un ippogrifo che si lanciava dall’alto contro l’orda.
Chi parla di uno gnomo folle che combatteva cavalcando il proprio cane.
Altri ancora sostengono che ci fosse un Uthgardt, o un nano capace di distruggere decine di cadaveri con la sola forza delle sue preghiere.
Ogni bocca aggiunge un dettaglio. Ogni voce trasforma la realtà in leggenda.Tutti, però, concordano su una cosa: tra i difensori c’erano prodi cavalieri, uomini… e persino una donna in armatura splendente che ne è uscita quasi illesa.
L’entusiasmo non accenna a spegnersi.
Nessuno sembra avere fretta di interrompere quel clima di festa.Per una notte, e per un giorno intero, Neverwinter celebra la propria salvezza.
Un paio di giorni dopo la celebre vittoria di Neverwinter contro l’orda dei morti, una voce inquieta serpeggia tra le strade come un vento gelido che non porta pace.Si mormora che l’ombra catturata durante la battaglia sia in realtà il fantasma di Indra Loe, sacerdotessa di Kelemvor, morta solo pochi mesi prima.
È un’anima strappata al riposo eterno dal gesto disperato di suo padre, incapace di accettare la perdita della figlia.Ricondotta a questo Piano contro la propria volontà, privata della luce del suo dio, Indra resta sospesa tra dolore e rancore. Senza più morale né compassione, vaga tra i villaggi cercando il padre che l’ha condannata a quell’esistenza spezzata.
Ogni vita che incontra diventa strumento della sua furia.
Ogni morte si trasforma in un nuovo servitore.
Così nascono i villaggi svuotati, così i cadaveri marciano verso Neverwinter.Ma una domanda aleggia sopra la città come una nube nera:
perché proprio Neverwinter?La risposta giunge da Thundertree.
Ansal conferma che, il giorno prima dell’avanzata dei morti, tre bambini vengono condotti al villaggio: sporchi, terrorizzati, incapaci di raccontare con chiarezza ciò che hanno visto. Balbettano di tre figure… due umane e una simile a un rettile. Sono loro a indicare al fantasma la strada verso Neverwinter. Sono loro a ottenere la salvezza dei bambini dell’ultimo villaggio, condannando a morte tutti gli altri.
Di quei tre, due restano impressi nei racconti confusi dei piccoli come ombre scolpite nella memoria:
un uomo dai capelli bianchi come la neve, con occhi freddi come il ghiaccio;
una donna dalla pelle scura e dagli occhi di due colori diversi, che porta via una neonata tra le braccia.E quando la verità si diffonde tra la gente, si compie l’ultimo atto della tragedia.
Loe, il padre, viene ritrovato dagli stellati senza vita, impiccato in uno scantinato.Così si chiude il cerchio:
E nell’aria di Neverwinter rimane solo un’eco,
l’ultima nota del canto della morte.