La gioia per la salvezza di Mirabar è durata poco. Troppo poco.
Per giorni, nelle sale della città e attorno ai fuochi dei campi improvvisati fuori dalle mura, non si è parlato d'altro che del ritorno di Saryndalaghlothtor. La Madre dell'Ascia era tornata. Ancora una volta aveva affrontato Klauth nei cieli del Nord e ancora una volta aveva salvato Mirabar dalla distruzione.
Molti avevano interpretato la sua ricomparsa come un segno degli Dèi e in molti si sbagliavano.
I primi segnali sono stati quasi impercettibili. Alcuni minatori hanno riferito di aver visto la dragonessa sorvolare le montagne durante la notte, emettendo ruggiti inquieti che riecheggiavano tra le vette. Altri hanno raccontato di averla osservata mentre distruggeva intere pareti rocciose senza apparente motivo. Inizialmente nessuno vi ha dato peso. Dopo tutto, aveva appena combattuto contro Klauth. Le ferite e la stanchezza sembravano una spiegazione più che sufficiente.
Poi i racconti hanno iniziato a moltiplicarsi. Mandrie trovate massacrate, intere pareti montuose frantumate, carovane disperse, persino alcuni avamposti nanici hanno riportato danni inspiegabili.
I più anziani hanno iniziato a sussurrare una parola che nessuno desiderava pronunciare ad alta voce: la dracorage, questo maledetto male capace di trasformare persino i draghi più nobili in creature accecate dalla rabbia e dalla distruzione.
Le peggiori paure hanno trovato conferma nel corso della scorsa notte.
Poco prima dell'alba, le sentinelle hanno osservato una figura scintillante emergere dalle montagne e dirigersi verso la città. All'inizio molti hanno creduto che la loro protettrice fosse tornata. Poi hanno sentito il suo ruggito terribile. Non era il richiamo di una guardiana, non era il verso di un'alleata. Era l'urlo di una creatura consumata dalla follia.
Le campane d'allarme hanno iniziato a suonare quando ormai era troppo tardi. Saryndalaghlothtor è piombata su Mirabar con una furia che nessuno avrebbe mai immaginato di vedere in lei. Le sue ali hanno oscurato il cielo. Le sue scaglie cristalline hanno riflesso la luce del sole come migliaia di lame. I suoi ruggiti hanno fatto tremare le montagne. E poi è iniziata la distruzione. La dragonessa si è abbattuta sulle mura occidentali, frantumando torri e bastioni sotto il proprio peso. Blocchi di pietra sono precipitati sulle strade sottostanti, schiacciando edifici e cittadini. Le compagnie dell'Ascia di Mirabar, che solo pochi giorni prima avevano esultato al suo passaggio, si sono ritrovate costrette a impugnare le armi contro colei che consideravano una madre e una protettrice.
Le grandi fonderie che erano sopravvissute all'assalto di Klauth sono state devastate. Magazzini, officine e miniere sono stati travolti dalla furia della dragonessa. Intere piazze sono state ridotte a campi di macerie mentre Saryndalaghlothtor si muoveva attraverso la città come una forza della natura impazzita.
Per ore Mirabar ha vissuto un incubo, e quando infine la creatura si è allontanata verso le montagne, dietro di sé ha lasciato una città devastata per la seconda volta nel giro di pochi giorni.
Moltissimi i morti e feriti, molti quartieri risultano completamente distrutti, le mura hanno subito nuovi crolli, numerose miniere sono state abbandonate e risultano inaccessibili. Ma il danno più grave non è quello inflitto alla pietra, è quello inflitto ai cuori. Per generazioni il nome di Saryndalaghlothtor è stato sinonimo di protezione, amicizia e speranza. I nani della Casa dell'Ascia la consideravano parte della propria famiglia. I bambini di Mirabar crescevano ascoltando storie sulle sue imprese
Oggi quelle stesse persone osservano le rovine fumanti della propria città e si interrogano su una verità dolorosa. Se perfino la Madre dell'Ascia può cadere vittima della Furia, allora forse non c’è davvero alcuna speranza.